Medicina di genere: cos’è e quando è nata

Per anni la medicina ha guardato soprattutto agli uomini, oggi la ricerca sta cambiando prospettiva

Medicina di genere: cos’è e quando è nata
25.06.2026
Negli ultimi anni la ricerca scientifica ha rivolto crescente attenzione alle differenze di sesso e di genere e al loro impatto sulla salute. Per sesso si intendono le caratteristiche biologiche della persona, mentre il genere comprende fattori sociali, culturali ed economici che possono influenzare il benessere e lo sviluppo delle malattie.

Per molto tempo la medicina ha adottato una prospettiva androcentrica: il corpo maschile è stato considerato il modello di riferimento universale, mentre la salute femminile è stata studiata soprattutto in relazione alla sfera riproduttiva. Oggi sappiamo che questa impostazione non è sufficiente perchè uomini e donne possono ammalarsi, manifestare sintomi e rispondere alle terapie in modo diverso. La Medicina di Genere, definita dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), studia infatti come le differenze biologiche e socio-culturali influenzino la prevenzione, la diagnosi, il decorso delle malattie e la risposta alle terapie, con l'obiettivo di rendere l'assistenza sanitaria più efficace e personalizzata. Questa prospettiva nasce anche dalla consapevolezza che per molti anni gli studi clinici sono stati condotti prevalentemente su uomini, limitando la comprensione delle differenze tra i sessi e il loro impatto sui trattamenti. Un problema ancora attuale riguarda infatti la sottorappresentazione delle donne nella ricerca scientifica, un fenomeno noto come gender blindness o "cecità di genere".

La nascita della medicina di genere

Lo sviluppo della Medicina di Genere moderna è legato al lavoro della cardiologa americana Bernadine Healy, prima donna a dirigere il National Institutes of Health (NIH) negli Stati Uniti. All'inizio degli anni Novanta Healy evidenziò come gran parte della ricerca sulle malattie cardiovascolari fosse basata quasi esclusivamente su soggetti maschili, con il rischio di diagnosi e cure meno tempestive per le donne. Nel 1991 coniò l'espressione "Sindrome di Yentl" in un editoriale pubblicato sul New England Journal of Medicine, il termine descriveva una situazione allora diffusa: le donne venivano spesso riconosciute e curate adeguatamente solo quando presentavano sintomi simili a quelli degli uomini. Da allora la Medicina di Genere si è affermata come un approccio fondamentale per promuovere una ricerca più inclusiva e una medicina sempre più centrata sulla persona. Nel 2000 l'OMS ha inserito la medicina di genere nel documento Equity Act per promuovere cure appropriate in base al genere e nel 2018 l'Italia è diventata uno dei primi Paesi in Europa a istituzionalizzarla formalmente. La nostra solida esperienza nella comunicazione dedicata alla salute femminile, si distingue per il supporto a enti, aziende e società scientifiche, attraverso progetti che spaziano dalle relazioni pubbliche a campagne di sensibilizzazione mirate. Crediamo che informare correttamente sia essenziale per promuovere la consapevolezza e l'autodeterminazione delle donne: una comunicazione chiara ed efficace permette loro di ascoltare il proprio corpo, fare scelte terapeutiche consapevoli e rivolgersi tempestivamente ai professionisti della salute.
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